I’m in burnout

I’m in burnout

L’altro giorno il mio fidanzato mi ha detto che, a parte il fatto che sono una babba per non essere rimasta a casa prima visto che questa colossale influenza ha iniziato a fagocitare dentro di me da più di una settimana, secondo lui ho la “Sindrome da Burnout”.

Abbiamo un amico, anche lui educatore, che parlando gli ha spiegato cos’è il “Burnout” e il mio fidanzato ha subito pensato a me..al periodaccio che sto attraversando sia a livello di salute fisica che emotiva.

Per chi non lo sapesse, viene chiamata sindrome da burnout (o più semplicemente burnout) l’esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d’aiuto, qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere.
Il burnout interessa tutte quelle figure caricate da una duplice fonte di stress, ovvero quello personale e quello della persona aiutata; in particolare colpisce medici, infermieri e le altre figure sanitarie, compresi volontari e studenti, gli addetti ai servizi di emergenza, tra cui soccorritori, poliziotti e vigili del fuoco, psicologi, psichiatri e assistenti sociali,sacerdoti e religiosi (in particolare se in missione), insegnanti ed educatori, tecnici della riabilitazione psichiatrica, avvocati, ricercatori e impiegati commerciali, operatori callcenter sia outbound sia inbound.
Ne consegue che, se non opportunamente trattati, questi soggetti cominciano a sviluppare un lento processo di “logoramento” o “decadenza” psicofisica dovuta alla mancanza di energie e di capacità per sostenere e scaricare lo stress accumulato (il termine burnout in inglese significa proprio “bruciarsi”). In tali condizioni può anche succedere che queste persone si facciano un carico eccessivo delle problematiche delle persone a cui badano, non riuscendo così più a discernere tra la propria vita e la loro.

Le fasi del burnout

Negli operatori sanitari, la sindrome si manifesta generalmente seguendo quattro fasi.

  • La prima, preparatoria, è quella dell'”entusiasmo idealistico” che spinge il soggetto a scegliere un lavoro di tipo assistenziale.
  • Nella seconda (“stagnazione”) il soggetto, sottoposto a carichi di lavoro e di stress eccessivi, inizia a rendersi conto di come le sue aspettative non coincidano con la realtà lavorativa. L’entusiasmo, l’interesse ed il senso di gratificazione legati alla professione iniziano a diminuire.
  • Nella terza fase (“frustrazione”) il soggetto affetto da burnout avverte sentimenti di inutilità, di inadeguatezza, di insoddisfazione, uniti alla percezione di essere sfruttato, oberato di lavoro e poco apprezzato; spesso tende a mettere in atto comportamenti di fuga dall’ambiente lavorativo, ed eventualmente atteggiamenti aggressivi verso gli altri o verso se stesso.
  • Nel corso della quarta fase (“apatia”) l’interesse e la passione per il proprio lavoro si spengono completamente e all’empatia subentra l’indifferenza, fino ad una vera e propria “morte professionale”
    [Fonte Wikipedia]

Diciamo che per alcuni aspetti in effetti mi ci ritrovo parecchio, come per esempio la tendenza ad essere assorbita troppo dai problemi degli utenti con cui mi relaziono. Il mio lavoro di assistenza educativa domiciliare è davvero un forte carico di responsabilità verso il minore e la sua famiglia; le situazioni in cui mi ritrovo a lavorare sono fortemente complesse e contorte, a volte sembrano davvero senza alcuna via d’uscita e ne consegue una sorta di inerzia da parte mia..la consapevolezza che, nonostante i miei sforzi, la mia buona disponibilità all’ascolto, all’aiuto, alla consolazione, forse è tutta energia “sprecata”.
Purtroppo a volte le situazioni di assistenza domiciliare sono già troppo oltre, vengono prese in carico davvero tardi e certi meccanismi radicati sono difficili da esportare o da “rimodellare”.
Seguo per esempio una famiglia incasinatissima e ogni volta che vado da loro la madre mi vomita addosso tutta la sua frustrazione del suo essere genitore, l’ingratitudine che sente da parte dei figli maggiori, il suo essere poco considerata…e il tutto lo fa e lo dice con forte aggressività e rabbia, con l’arrendevolezza e la consapevolezza che certi errori del passato ora sono difficili da sistemare. Quando lavoro con questa famiglia alla fine mi sento del tutto svuotata e stremata, mi risucchiano tutte le energie…
Stessa cosa mi capitava in un’altra circostanza, ancora più incasinata, in cui avevo a che fare con tre adolescenti maschi la cui famiglia era un totale disastro, madre assolutamente incapace di fare la madre e con evidenti disturbi psicologici mai adeguatamente presi in considerazione con costanza. La madre ha anche avuto un passato di dipendenze da sostanze, un ex marito scomparso e poco responsabile…insomma, non mi addentro troppo anche perchè sarebbe troppo complesso. Fatto sta che io vedevo regolarmente i tre ragazzi, sempre sballottati a destra e a manca e con loro le cose non erano semplicissime. Si è poi aggiunto il fattore “accompagnamento dei minori ad incontri protetti in carcere” per rendere la questione ancora ulteriormente stressante per me, e poveri, da morire per loro.

Il succo di tutto questo lungo discorso è che io ho forse somatizzato troppo, ho messo al primo posto il mio senso di responsabilità trascurando la mia salute e il risultato è che da giovedì sono chiusa in casa cercando di curare questa influenza che si è trasformata in una fortissima sinusite e ogni giorno, al mio risveglio, ho qualche sintomo nuovo.
Oggi, per esempio, mi fanno male le ossa della faccia. Ma si può?

Questa esperienza è un pò come le favole di Esopo, che hanno sempre una morale e un insegnamento.
Io ho certamente imparato che a volte devo fermarmi, devo ascoltare i segnali del mio corpo e della mia mente, devo dare priorità al mio benessere per poi poter far bene tutto il resto.

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Un pensiero su “I’m in burnout

  1. Non sapevo dell’esistenza di una sindrome simile, o meglio, leggendo le caratteristiche le ritrovo (non in me ma le ho viste) ma non ero a conoscenza della collocazione scientifica.

    Il corpo parla ma spesso lo ignoriamo.

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