Andromeda, la maestra di sostegno

Andromeda, la maestra di sostegno

Lo scorso anno scolastico ho lavorato come maestra di sostegno in una scuola primaria di Milano.
Questa scuola primaria, una delle più rinomate di Milano, era all’interno di un Istituto che comprendeva scuola dell’infanzia, scuola primaria, scuola secondaria di primo grado, Liceo Linguistico, Liceo Classico e Liceo Scientifico.
Era un istituto scolastico privato e cattolico.
Io non sono cattolica e all’inizio immergermi in quella realtà è stata un pò dura, più che altro perchè il capo di istituto era (ed è) una suora, la sua seconda è un’altra suora e il loro modo di agire con i dipendenti e in generale anche con i loro “clienti” aveva tutto tranne che lo spirito cristiano.
Lavorare in una scuola è stato per me bello, una bella esperienza di lavoro e se solo mi avessero riconfermata io ci sarei ritornata a lavorare lì anche perchè in nessun’altro luogo di lavoro mi sono trovata così bene con i colleghi che per il 99% erano donne. Lavorare in un ambiente praticamente esclusivamente femminile non è poi così semplice, invece sono stata accolta benissimo da tutte le mie colleghe che tra l’altro erano molto disponibili e simpatiche.
Mi sono trovata malissimo con i capi supremi che hanno fatto di tutto per mettermela nel c… in nome della loro croce al collo.
Che tristezza…tutti i clichè sulle suore e sul clero hanno fondatezza, stando a guardare quelle due suore che avevano addirittura il compito di gestire un’istituto scolastico che, se continueranno a lavorare così, colerà a picco.

Io ero stata assunta come supplente di un’insegnante di sostegno assente dal lavoro per malattia. Ho praticamente sostituito la collega per tutto l’anno scolastico e ho seguito una bambina adorabile, C. che mi è davvero rimasta nel cuore.
Alla fine dello scorso anno scolastico non mi hanno fatto sapere se sarei stata riconfermata l’anno dopo, ma avevo dentro la speranza che, avendo iniziato un percorso con C. ed essendosi sia C. che i suoi genitori che la maestra della classe di C. trovatisi bene con me, mi avrebbero richiamata anche solo per un discorso di continuità didattica.
Ho imparato che una scuola del genere non gliene frega a nessuno della continuità didattica, ai capi non importa di avere nel loro organico insegnanti competenti, non importa loro del bene degli alunni, del fatto che i genitori abbiano delle pretese legittime da assecondare..quello che a loro importa è non pagarti a fine mese, non richiamarti l’anno dopo per non pagarti i contributi, ma ogni anno cambiare insegnanti che verranno a loro volta lasciati a scuola per essere rimpiazzati da altri insegnanti che a loro volta saranno rimpiazzati l’anno dopo, ecc…e così via.
La mia stessa sorte è toccata a tutte le altre insegnanti di sostegno…che modo è questo di lavorare?!

Io non sono mai stata a favore delle scuole private, men che meno cattoliche, e adesso che ho avuto il “lusso” di poter insegnare in una scuola del genere, so come si lavora lì dentro. So che i genitori degli alunni pagano rette dalle cifre esorbitanti, so che questi genitori iscrivono i loro figli in scuole del genere un pò perchè sono snobb e mandare i loro pupilli nelle scuole statali sarebbe un disonore, ma so anche che molti genitori mandano i loro figli in scuole di questo tipo, scuole che hanno un certo nome, perchè ovviamente si aspettano un ambiente sicuro, un ambiente in cui i loro figli verranno istruiti da insegnanti assolutamente capaci, che verrano sostenuti se ci dovessero essere delle difficoltà, che verranno ricevuti con gentilezza e disponibilità da insegnanti, presidi, capi di istituto, ecc…e so che tutto questo, almeno nella scuola in cui io ho lavorato, è falso!!!

Io ho lavorato in una scuola super nota, una scuola che fa curriculum, eccome, ma hanno cercato in tutti i modi di farmela sotto il naso al punto che io, non particolarmente esperta, sono dovuta correre dai sindacati per far valere i miei diritti, una scuola in cui il capo non sa nemmeno la metà dei nomi dei propri dipendenti, una scuola in cui per avere la fotocopia delle mie buste paghe devi fare una lettera di richiesta con mille timbri e devi poi attendere che dall’alto del suo piedistallo il capo ti dica o si o no, una scuola in cui ti danno un contratto da firmare e per fartelo firmare te lo fanno avere dall’inserviente e devi firmarlo all’istante, senza avere spiegazione di che cacchio c’è scritto lì sopra…

Una scuola in cui comunque ho lasciato un pezzettino del mio cuore.
Vorrei rivedere C. Chissà come sta. Mi fa una tenerezza infinita pensare a questa bambina che si era così affezionata a me e mi fa anche un pò di rabbia pensare che adesso qualche altra insegnante prenderà tra le sue mani il lavoro fatto da me, un lavoro che ho fatto con il cuore per un anno intero solo per C.

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